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Come leggere la scheda tecnica delle membrane bituminose – i difetti visibili – UNI EN 1850-1

Una delle parti che non si guarda mai, in una scheda tecnica, è quella dei difetti visibili! Probabilmente viene poco guardata perchè si da per certo il fatto che il materiale che compriamo sia privo di difetti! Ovvio, altrimenti entreremmo in argomenti da codice civile detti “difetto da prodotto”; ma sapere come vengono determinati questi difetti e, quindi, sapere cosa riguardano o cosa non riguardano è importantissimo.

In primo luogo la norma definisce i difetti visibili quelli che potrebbero “influenzare il comportamento delle membrane bituminose”; importante vedere che in parte contraddice il titolo stesso della norma, o meglio, lo precisa: non si parla di tutti i difetti che possono vedersi, ma solo quelli che pregiudicano il suo comportamento in opera!

Le definizioni sono le seguenti:

  1. BOLLA: “Innalzamento della superficie, di contorno e dimensione non regolare, con una cavità all’interno di essa”
  2. ROTTURA: “Fessura per penetra la superficie esterna del materiale o il suo intero spessore. Il materiale bituminoso risulta completamente separato tra le pareti della fessura”
  3. BUCO: “Apertura attraverso la membrana che permette il passaggio dell’acqua.”
  4. PUNTI SCOPERTI: “Area priva di protezione minerale superiore a 100 mmq”

Come si può notare vi sono definizioni ben precise sui difetti. Come si nota mancano i grumi e le bugne in quanto sono difetti puramente estetici ma che non pregiudicano il materiale, come manca la DELAMINAZIONE: a questo punto penso che sia il caso di suggerire al comitato scientifico di inserirla in quanto sempre più, cambiando i polimeri o facendo mescole sempre più stravaganti, si trovano difetti da delaminazione.

Come si esegue la prova: si apre il rotolo ad una temperatura di 23° C e lo si visiona su entrambe le facce. Quindi il test è di tipo visivo! ovviamente non esistono macchine che possono controllare se un rotolo di guaina è integro, basta l’occhio vigile del certificatore. Ma attenzione, perchè tale test, che può sembrare innocuo e senza grosse pretese, come tutti gli altri test fa parte di un sistema che può, quindi, essere utilizzato come prova di un eventuale difetto da prodotto e, quindi, risarcimento del danno!

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Come leggere la scheda tecnica delle membrane bituminose – la flessibilità a freddo – UNI EN 1109

Uno dei caratteri principali con cui si scelgono le guaine bituminose è la flessibilità a freddo!

Stabiliamo subito che la flessibilità a freddo non è la temperatura d’esercizio della guaina o a cui si può posare una guaina! Quella è scritta in scheda tecnica sulle note relative alla posa! Per le guaine bituminose non è mai sotto i +5°, ma è consigliabile avere temperature superiori ai +10°. Per le guaine sintetiche valgono le stesse regole anche se non serve la fiamma per posarle; il punto è che il phon ad aria calda deve poter scaldare il materiale e che questa temperatura sia costante durante la lavorazione di saldatura dei teli. Se la temperatura ambientale o del supporto fosse troppo bassa il phon non riuscirebbe a mantenere la temperatura di fusione dei materiali. Questo non vuol dire che non ci si possa provare, ma lo fareste a vostro rischio e pericolo!

Torniamo alla nostra caratteristica: la flessibilità a freddo. E’ normata dalla UNI EN 1109:2013 che la definisce come “la capacità di un provino di MBP di essere piegato sotto specifici condizioni senza rompersi. Di seguito viene definita la Temperatura di Flessibilità a Freddo come la“temperatura minima alla quale un provino di MBP può essere piegato intorno ad uno specifico mandrino senza rompersi; ultima definizione è la Rottura: “Fessura nella massa impermeabilizzante della MBP estesa fino all’armatura o che attraversa totalmente le membrane non armate”.

Specifichiamo un’altra cosa che non è descritta nella norma: la massa impermeabilizzante è quella che è attaccata (nei monostrati) alla soletta, ossia la parte bassa della guaina fino all’armatura; la parte superiore della guaina è uno strato di protezione.

Stabilite le definizioni, la norma ci descrive come viene eseguito il test: il provino di guaina viene immerso in una soluzione refrigerante e portato lentamente alla temperatura desiderata (da +20 a -40), arrivati alla temperatura il provino viene piegato lentamente (360mm/min) fino a portarlo fuori dalla soluzione refrigerante. Per definire la temperatura di flessibilità a freddo vengono eseguite 5 prove, se 4 su 5 sono positive, ossia il provino non si rompe, allora quella prova è superata! Quando la prova non viene superata allora si prende la temperatura precedente e quella sarà il valore di quella specifica guaina.

Ma a cosa serve avere questo valore? Effettivamente non ha una praticità di immediata rilevazione, anzi… vista così sembra non servire assolutamente a nulla, se non fosse che ci da indicazioni particolari che possono segnalare la tipologia del polimero utilizzato, la quantità di polimero e di filler utilizzato. Infatti più la temperatura è bassa più si può definire di qualità una guaina bituminosa.

Facciamo alcune distinzioni: le guaine bituminose, abbiamo visto nell’articolo precedente, si dividono in plastomeriche (tipo APP) ed in elastomeriche (tipo SBS o TPO). Le guaine plastomeriche, normalmente, hanno un range di temperatura di flessibilità a freddo che varia da 0° a -20° mentre le elastomeriche tra -10° e -30°. quindi se vogliamo un prodotto qualitativo sappiamo che un -15 APP o un -20 SBS sono dei valori medi che ci garantiscono un buon risultato, una buona risposta alla fiamma ed una buona adesione. Non ci garantiscono un ottimo risultato, quello dipende da chi lo posa!

Se dovessi guardare questo valore dalla parte di chi progetta o di chi compra il lavoro direi che è importante avere temperature di flessibilità a freddo piuttosto basse per potermi garantire un lavoro sicuramente duraturo; infatti maggiore è il contenuto di polimeri migliore è la durata della guaina.

Per quanto riguarda la progettazione utilizzerei sempre delle guaine con grande quantità di massa impermeabilizzante (quella sotto l’armatura) con una flessibilità a freddo intorno ai -20° per le coperture a vista (in APP) e dai -20° ai -30° per le fondazioni (SBS).

Quindi perchè troviamo delle guaine che sembra non essere di grande qualità sul mercato? La risposta è semplicissima: prima di tutto mantenere un prezzo di vendita remunerativo senza aggredire il cliente, battere la concorrenza con il prezzo (tanto la guaina bituminosa è impermeabile sempre anche se di bassa qualità), poter accedere a quelle quote di mercato che non sono in mano ai professionisti. Tra questi ultimi casi ci sono i magazzini di rivendita al dettaglio (Leroy Merlin, Brico, Castorama etc.) che propongono guaine bituminose di bassissima qualità. Potrebbe sembrare una mezza truffa, ma in fondo è una sorta di protezione del cliente; più è alta la qualità delle membrane maggiore deve essere la capacità del posatore in quanto molto più delicate e con punti di rammollimente più bassi. Quindi, come progettisti pretendete sempre di utilizzare membrane di alta gamma, come posatori utilizzate i produttori per migliorare sempre più le vostre conoscenze anche con corsi, come clienti pretendete di vedere le schede tecniche dei materiali che vi vengono proposti in modo da capire se il materiale è giusto e se il posatore è capace o no! Attenzione a non limitarvi a valutare un solo dato! Ce ne sono tanti altri che vedremo nei prossimi articoli e andranno visti nel loro insieme.

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Impermeabilizzazioni

garanzie sulle impermeabilizzazioni

Il 7 Febbraio scorso, con pubblicazione dell’11 Giugno, la Corte di Cassazione ha deciso in tema di garanzie e risarcimento del danno per quanto riguarda le costruzioni.

Come sempre accade è difficile far sì che le imprese edili garantiscano ciò che fanno! La cosa ancora peggiore è che spesso, anche a torto, fanno come se le garanzie non esistessero!

Solitamente le imprese rispondono immediatamente per tutti i danni che riguardano la parte strutturale, anche perchè rischiano grosso e, detto tra di noi, hanno la competenza per capire se il danno esiste o meno.

Differente è quando si parla di impermeabilizzazioni! In questo caso le imprese fanno prima finta di sistemare le cose, poi le orecchie da mercante… o meglio, non hanno la più pallida idea di come fare per sistemare il danno causato.

Ma causato da chi? spesso proprio dall’imperizia delle imprese che invece di prendere professionisti delle impermeabilizzazioni vanno a reperire sul mercato il prezzo più basso senza capire se chi opererà è in grado di farlo o no!

Beh… la Cassazione ha deciso di dare uno stop a questo modo di pensare e di agire sentenziando che

L’incidenza negativa dei difetti costruttivi inclusi nell’art. 1669 c.c. può consistere, in particolare, in qualsiasi alterazione, conseguente ad un’insoddisfacente realizzazione dell’opera, che, purt non riguardando parti essenziali della stessa (e perciò non determiandone la “rovina” od il “pericolo di rovina”), bensì quegli elementi accessori o secondari che ne consentono l’impiego duraturo cui è destinana (quali, ad esempio, le condutture di adduzione idrica, i rivestimenti, l’impianto di riscaldamento, la canna fumaria), incida negativamente ed in modo considerevole sul godimento dell’immobile medesimo (così, Cass. n. 11740/03, pronunciata in un caso di defettosa impermeabilizzazione del manto di copertura dell’edificio con relativi problemi di infiltrazione

Ma la Cassazione si spinge ancora oltre dicendo che

l’interpretazione di detta norma si è spinta fino a considerare rientranti nella nozione di gravi difetti anche le infiltrazioni d’acqua determinate da carenze d’impermeabilizzazione (Cass. nn. 11740/03,117/00 e 2260/98) e da inidonea realizzazione degli infissi (Cass. nn. 8140/04 e 1164/95), difetti che, senza richiedere opere di manutenzione straordinaria, possono essere eliminati solo con gli interventi di manutenzione ordinaria indicati dalla lettera a dell’art. 31 della legge 5 agosto 1978 n. 457 e cioè con “opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici” o con “opere necessarie per integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti” (così, Cass. n. 1164/95).

In soldoni la Cassazione ci sta dicendo che la garanzia di chi esegue il lavoro va al di là delle polizze, e che deve essere totale per i lavori fatti! Il cliente ha la possibilità di ricorrere all’autorità giudiziaria per far sistemare gli interventi eseguiti male o non funzionanti.

Sperando che si faccia tesoro di questa sentenza migliorando la qualità del lavoro eseguito e migliorando le conoscenze tecniche degli operatori, senza continuare a guardare solo ed esclusivamente il prezzo, vi auguro di soddisfare tutti i vostri clienti e, per i clienti, di trovare imprese che possano soddisfarvi.

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Come realizzare un bocchettone di scarico

Uno dei punti più delicati da realizzare è il bocchettone di scarico, detto anche messicano. A seconda del tipo di impermeabilizzazione che si intende utilizzare il bocchettone di scarico dovrà essere realizzato in modo diverso; partiamo dal più comune: il bocchettone di scarico per impermeabilizzazioni bituminose:

bocchettoneCome potete vedere il bocchettone deve essere incapsulato in modo tale da non avere possibilità di perdita in caso di reflusso.

La procedura di posa è la seguente:

  • Si applica un fazzoletto di guaina bituminosa che sia di una decina di centimetri per lato più grande del bocchettone
  • Si posiziona il bocchettone (a seconda di come è fatto può essere scaldato, incollato o lasciato libero)
  • Si posiziona lo strato a tenuta, ossia l’impermeabilizzazione che andremo a fare su tutta la superficie da trattare; che sia monostrato o doppio strato non importa in quanto la procedura non cambia.

bocchettone_coibentatoPer quanto riguarda il bocchettone posizionato in copertura coibentata, è necessario porre l’accento proprio per il caso di reflusso che può esserci in caso di cattiva manutenzione o di casi di congelamento dello scarico.

  • Si procede con il posizionamento del fazzoletto di guaina da posizionarsi sopra il supporto;
  • Si posiziona il bocchettone sopra il fazzoletto (fin qui le stesse regole del bocchettone senza coibentazione);
  • Posizionamento della barriera o del freno al vapore; si consiglia l’utilizzo di una guaina termoadesiva o biadesiva in modo tale che possa aderire al meglio sia al bocchettone, sia al coibente;
  • Posizionamento del coibente scelto;
  • Posizionamento dello strato di guaina termoadesiva o, nel caso di utilizzo di una guaina adesiva, di un fazzoletto di guaina adesiva più grande di circa 10 cm rispetto al bocchettone;
  • Posizionamento di un bocchettone che vada ad infilarsi dentro quello posizionato sul supporto! attenzione: negli ultimi tempi si utilizzano coibenti molto spessi e i bocchettoni hanno, solitamente, una lunghezza di 15cm; proprio per questo è bene far attenzione e chiedere bocchettoni con la parte tubolare di lunghezza superiore in modo che non vi possa essere sversamento casuale all’interno dello strato di coibentazione.

bocchettone_sintetico

Il bocchettone di scarico eseguito con guaine sintetiche cambia in quanto la tipologia è non solo diversa, ma anche perchè i bocchettoni di scarico sono fatti esattamente dello stesso materiale del telo impermeabilizzante.

  • Si posiziona il bocchettone di scarico direttamente sul supporto;
  • Si stende il telo sintetico (PVC, TPO, EPDM), si fissa secondo i canoni tipici del tipo di telo (Pistola ad aria calda o chimicamente);
  • Si procede con il fissaggio meccanico del sistema bocchettone/telo come se si procedesse al fissaggio meccanico al piede del muro in elevazione.

Per quanto riguarda il bocchettone di scarico fatto con resine o con malte cementizie, si procede come per il bocchettone in guaina non coibentato, facendo attenzione a sostituire la guaina bituminosa con la resina o la malta cementizia; in particolare è necessario porre l’accento sulle malte cementizie: essendo i bocchettoni di scarico in materiale termoplastico (solitamente) bisognerà usare l’attenzione di inserire il tessuto di armatura anche al di sopra del bocchettone in modo tale da creare un collegamento con l’impermeabilizzazione principale ed evitare che questa possa creare fessurazioni.

Una nota particolare deve essere fatta per i bocchettoni di scarico in rame o lamiera: sono resistentissimi, ma hanno la particolarità di essere delle lame pronte a tagliare lo strato a tenuta! Assolutamente sconsigliato con le malte cementizie, il bocchettone in rame o lamiera può essere usato tranquillamente a patto che si proceda all’uso di alcuni accorgimenti: arrotondare gli angoli in modo che non vi siano spigoli taglienti; procedere con delle sigillatura preventive con mastice bituminoso (nel caso di guaine bituminose) o mastice EPDM (nel caso di sintetici) che coprano completamente i bordi taglienti del bocchettone. Facendo così si crea uno strato gommoso e perennemente plastico che proteggerà lo strato a tenuta; nel caso di impermeabilizzazione con resine si richiede l’uso di idonea armatura con caratteristiche di plasticità e antipunzonamento; assolutamente non usare fibre di vetro! queste, altamente stabili, si romperebbero e non avrebbero alcuna utilità!

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Il giardino pensile – prima parte

Oramai il risparmio energetico sta diventando, per me, una vera mania, quasi un’ossessione e non posso fermarmi davanti ai limiti fisici che le città e la società ci impongono; devo studiare, devo andare avanti, devo cercare di capire cosa si può fare per migliorare questo piccolo mondo che abbiamo devastato cercando, automaticamente, di migliorare il comfort per noi stessi.

Proprio per questo ho deciso di cominciare a studiare in modo più approfondito un sistema originale ed antico come l’uomo di vivere la natura in città: il giardino pensile.
Apprezzato e demonizzato, facile e difficile il giardino pensile è uno dei metodi per migliorare l’efficienza energetica dei nostri locali, di migliorare la difesa acustica, l’assorbimento degli inquinanti, migliorare la diffusione dell’evaporazione e il raccoglimento dell’acqua più diffusi dai tempi di Babilonia ad oggi; il bello è che nel mondo moderno e visionario dei grandi architetti il giardino pensile è uno strumento quasi indispensabile!

Per partire con un giardino pensile dobbiamo pensare ad un oggetto classico: il terrazzo o il lastricato sopra i garage.

Per scrivere ciò che leggerete di seguito e che scriverò in futuro ho preso contatti con un professionista del settore (il buon Fabio Cerè titolare della N.P. Srl è stato disponibilissimo nell’istruirmi) e ho fatto una splendida visita alla biblioteca universitaria della facoltà di Agraria di Bologna.

I vantaggi di avere il verde pensile sono innumerevoli: innanzitutto abbiamo una capacità naturale del terreno di trattenere acqua che viene rilasciata nell’ambiente mediante l’evaporazione in loco, evitando di avere zone esageratamente secche (città) e sono troppo umide (zone di raccolta delle acque); inoltre sono un vero e proprio toccasana per quanto riguarda la pulizia dell’aria perché i giardini pensili hanno la grande capacità di frenare le polveri sottili, di assorbire i più comuni inquinanti facendoci respirare decisamente meglio; i giardini pensili hanno anche la grande capacità di isolare termicamente ed acusticamente i solai su cui poggiano creando uno strato di separazione tra il mondo esterno e migliorando in comfort abitativo ed il risparmio energetico.

Riconosciuto unanimemente dal mondo di chi tratta i giardini pensili è il valore fondamentale dello strato impermeabile: “Nella progettazione e realizzazione di una copertura a verde pensile occorre ricordare che lo strato di impermeabilizzazione riveste un’importanza fondamentale” (Giardini Pensili – Paolo Abram – Pag. 80 – Gruppo editoriale Esselibri-Simone) e “Fino ad oggi, purtroppo, l’argomento impermeabilizzazione nel progettare verde pensile è stato spesso superficialmente sottovalutato” (idem – Pag. 81); ho deciso di citare queste due frasi perché portatrici di un disagio da parte del mondo della progettazione verso coloro che rendono difficile la costruzione di un giardino pensile a causa di una forte ignoranza in materia di impermeabilizzazione che diventa ostativa nella realizzazione del giardino.

Come si può realizzare un giardino pensile: chiaramente non mi arrogo il diritto di scegliere i materiali idonei, soprattutto per quanto riguarda la stratigrafia vegetativa, ma per quanto riguarda lo strato a tenuta posso dire la mia.

innanzitutto la scelta del materiale impermeabile: possiamo utilizzare i più svariati materiali impermeabili, dalle guaine bituminose, alle resine poliuretaniche o epossidiche.

L’ostacolo più importante che deve affrontare lo strato impermeabile è il propagarsi delle radici che, con il loro elevato potere punzonante, possono bucare il più resistente dei calcestruzzi! Per ovviare questo problema è necessario che l’impermeabilizzazione sia studiata nel dettaglio valutando pro e contro di ogni sistema utilizzabile e scartando quelli che renderebbero lo strato a tenuta deteriorabile nel breve periodo.

Un grande problema riscontrabile, come già detto, è l’effetto punzonante delle radici che si possono insinuare sia nello strato impermeabile, ma più facilmente nelle giunte che si possono presentare con alcuni materiali prefabbricati (guaine bituminose o poliolefiniche ad esempio): proprio le giunzioni tra i teli sono un punto delicatissimo, come un punto molto delicato è la resistenza al punzonamento statico: la capacità di un materiale di resistere alla penetrazione di un corpo: questo valore viene migliorato notevolmente dalle armature in quei prodotti che non ce l’anno naturalmente. Altro grosso ostacolo è la capacità di un materiale di fornire nutrimento alle radici, oltre a tutte le problematiche che normalmente dobbiamo affrontare in una copertura.

La scelta può essere semplice se non si tiene presente tutto questo e altrettanto sbagliata con gravi conseguenze economiche per coloro che progettano o eseguono il lavoro.

Per poter scegliere il miglior sistema impermeabilizzante è necessario conoscere le caratteristiche che deve avere in assoluto:

  • Stabilità dimensionale (max < 0,5%);
  • Resistenza al carico statico (alberi, muretti, etc.);
  • Flessibilità a freddo (più è bassa meglio è);
  • Lento invecchiamento;
  • Tenuta all’acqua (lo so che sembra una battuta, ma controllerei i dati di permeabilità prima di scegliere);
  • Protezione dalle radici.

La guaina bituminosa: esistono specifiche guaine bituminose per i giardini pensili dette “guaine antiradice” ciò grazie ad un additivo della Bayer: il “preventol”… usato da tutti indistintamente in quanto il miglior repellente per radici utilizzabile nella produzione di guaine bituminose; altra caratteristica che deve avere una guaina antiradice è un’armatura importante, spesso si usano quelle per i ponti, ed una stabilità dimensionale elevatissima per poter garantire che lo strato a tenuta non si muova nel tempo; gli svantaggi sono evidenti: chiaramente il bitume è necessario addittivarlo in quanto è in gran parte composto da carbonio che attira come una calamita le radici delle piante; inoltre se le saldature non sono effettuate a regola d’arte sono facilmente punzonabili dalle radici che non trovano l’ulteriore ostacolo dell’armatura in quella zona.

Malte elastiche ed additivi cementizi: personalmente le sconsiglio in questo campo in quanto hanno bassissime resistenze alla lacerazione ed al punzonamento, oltre ad un basso spessore di materiale presente a lavoro finito ed ad un’inesistente elasticità; d’altro canto non presentano materiali nutrenti per le radici e sono esenti da sormonte in quanto parliamo di impermeabilizzazioni continue fabbricate in loco.

Guaine sintetiche poliolefiniche o PVC: sono sicuramente membrane che migliorano l’approccio dell’impermeabilizzazione rispetto a quelle bituminose e non hanno necessità di avere additivi specifici per allontanare le radici, il loro valore di opposizione al punzonamento è valido, anche se qualche perplessità la riscontro sulle metodologie di sormonta: in questi materiali i sormonti vengono eseguiti puntualmente facendo aderire i due teli in due punti tra di loro e lasciando un piccolo “tunnel” d’aria tra una zona di saldatura e l’altra; per carità, questo tipo di saldatura è addirittura certificabile… ma come ben sappiamo alle radici delle certificazioni interessa poco e possono, nel lungo periodo, arrivare a bucarle.

Guaine sintetiche EPDM: sicuramente sono le più resistenti in quanto completamente inerti, con alti valori sia al punzonamento, sia alla lacerazione e con il grande vantaggio di poter avere un telo unico per la costituzione dello strato a tenuta; anche nel caso si utilizzino più teli è necessario ricordare che i teli EPDM si saldano per vulcanizzazione che rende i due teli saldati un unico telo con tutte le caratteristiche del telo originario; grazie a queste caratteristiche è possibile avere, addirittura, un telo tridimensionale prefabbricato che può essere creato direttamente sul disegno del giardino pensile; gli svantaggi sono facilmente ammortizzati dai vantaggi e si tratta semplicemente di un costo un po’ più elevato rispetto alle poliolefine o ai prodotti bituminosi.

Le resine: chiaramente senza entrare nello specifico delle caratteristiche di ogni resina presente sul mercato (quello fatelo voi leggendovi le schede tecniche) ricordo che le resine sono un ottimo sistema impermeabilizzante in quanto naturalmente antiradice, armabili con armature di diverso calibro, addirittura con armature raddoppiabili per migliorarne decisamente la resistenza al punzonamento; inoltre non hanno alcun tipo di sormonto in quanto vengono posate prima della polimerizzazione che avviene direttamente sul solaio da impermeabilizzare; sicuramente sono la scelta più onerosa che si possa fare.

Come al solito la miglior scelta, probabilmente, è quella di prendere il meglio dai materiali mischiando i sistemi tra di loro: ad esempio possiamo utilizzare un sistema prefabbricato per il piano e i risvolti verticali (bituminoso, poliolefine, PVC, EPDM) ed effettuare le sigillature verticali con l’utilizzo di una resina compatibile con il sistema principale: questo garantisce di contenere i costi sui materiali e di avere il meglio dai prodotti usati.

Ma una stratigrafia non può essere completa se non si pensa anche all’evacuazione dell’acqua: sopra lo strato a tenuta è necessario creare uno strato drenante che permetta all’acqua in eccesso, di evacuare verso gli scarichi predisposti e il miglior materiale in commercio è sicuramente un geocomposito formato da uno o due strati di TNT con in mezzo una rete di HDPE che permette di avere una camera d’aria sufficiente a trasportare liberamente l’acqua.

Chiaramente non finisce qui: approfondiremo il discorso giardini pensili proprio partendo dallo strato drenante.

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Le impermeabilizzazioni con cristalli impermeabilizzanti

Un sistema che da poco tempo è stato introdotto in Italia con grande vigore è l’impermeabilizzazione con cristalli: altro non è che una cristallizzazione di un qualche sale particolare che ha la capacità di occludere tutte le eventuali vie di passaggio d’acqua all’interno della struttura del calcestruzzo; chiaramente non chiedetemi di che sali si tratta: alcuni parlano di Monosilicati….. ma a dire il vero la ricetta è molto simile a quella della Coca Cola…. segretissima e, nonostante il prodotto vanti numerosissime copie, pochissimi funzionano seriamente!

Come si sa il calcestruzzo è impermeabile, almeno fin quando non si lesiona e se lo si getta con le dovute attenzioni, tanto che, salvo getti in falda, difficilmente si impermeabilizzava… anzi, durante la prima e la seconda guerra mondiale vi si realizzarono anche delle navi (qualcuno dice che è un progetto americano…. ma abbiamo notizie di un cantiere italiano che le costruì già dal 1916 Cantiere Urania ).
Alcune di queste navi sono arrivate sino a noi…. rimanendo in acqua! La prima cosa che mi è venuta da pensare: non è possibile! I sali disciolti nell’acqua marina avrebbero dovuto corrodere il cemento e i ferri di armatura (Liberty ) e sarebbero dovute affondare da molti anni! Uno dei motivi per cui ciò non è avvenuto è il sistema di impermeabilizzazione che venne studiato per l’occasione nei cantieri americani: aggiungere determinati sali alla matrice cementizia in modo tale che gli inquinanti dall’esterno non possano entrare e distruggere il cemento e le armature.

Questi sali impastati con il CLS si distribuiscono uniformemente nel getto e si legano alle particelle di cemento Portland. Quando questo è asciutto, hanno riempito tutte le cavità che si formano durante la maturazione. Non solo: sono in grado di riparare eventuali fessurazioni che si dovessero formare! Attenzione: le fessurazioni non sono crepe!!!!!!!!!! Infatti questo materiale è in grado di colmare fessurazioni fino a 0,6mm (il doppio rispetto all’autoriparazione naturale del CLS).

Certo che se il CLS viene miscelato correttamente, gettato correttamente, vibrato correttamente… insomma se viene fatto semplicemente un buon lavoro, i cristalli da impermeabilizzazione sono l’ideale per impermeabilizzarlo e proteggerlo nel tempo! Eh già, perchè questi cristalli hanno, automaticamente, la capacità di proteggere i ferri d’armatura del CLS e quindi,aumentarne la durata nel tempo evitando fenomeni di carbonatazione.

Fin quando abbiamo una nuova costruzione il sistema è semplice: ma veramente fenomenale è la possibilità di creare un progresso protettivo di questo genere anche nei muri già posati: la tecnologia dei cristalli è andata anche nella direzione del restauro e ripristino del calcestruzzo. Ricordandosi di bagnare a rifiuto il CLS da trattare possiamo stendere una boiacca particolarmente ricca di questi sali che, grazie all’acqua, verranno veicolati in tutti gli anfratti creatisi nel calcestruzzo rendendolo impermeabile e protetto; chiaramente valgono tutte le prescrizioni per il trattamento di vecchio CLS: togliere tutte le parti incoerenti, demolire eventuali nidi di ghiaia e ricostruire il cls, oltre a trattare i ferri d’armatura; fatto questo bagnano il muro, prendiamo un pennello, stendiamo la boiacca e il nostro CLS diventerà impermeabile, ma soprattutto duraturo.

Le applicazioni sono innumerevoli: dagli interrati agli impalcati stradali, dalle fosse di ascensore ai prefabbricati ai piedi dei ponti a tutto ciò che è sommerso, ma, attenzione, solo ed esclusivamente in calcestruzzo! Questi materiali non funzionano con gli altri materiali da costruzione e non funzionano con i blocchi in calcestruzzo da tamponamento.

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Impermeabilizzazioni

Esodo 6, 13-16

Allora Dio disse a Noè: «È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori. Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza. Farai nell’arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore.

Come è chiaro supporre le impermeabilizzazioni erano già una scienza in epoche remote, dove addirittura Dio in persona comandava il metodo giusto per impermeabilizzare l’Arca.

Notiamo come sia citato il bitume come impermeabilizzante, non la pece di catrame come spesso crediamo!

Tutto ciò semplicemente per cercare di sciogliere un dubbio che attanaglia molti edili che ancora non sanno che differenza passa tra catrame e bitume e, spesso, li confondono.

Bitume: miscela combustibile di idrocarburi, solida o liquida, ottenuta da rocce asfaltiche o da petroli naturali;

Catrame: residuo della distillazione a secco di legna o di carboni fossili;

Come si può notare la differenza è notevole, ma la cosa più importante è che il catrame non si può utilizzare se non in casi estremi in quanto è cancerogeno, mentre il bitume puzza e basta… è completamente innocuo.

Quando parliamo di impermeabilizzazioni prefabbricate utilizziamo sempre bitume distillato o ossidato derivato dal petrolio e mai catrame, come contrariamente molti si ostinano a chiamare le guaine!!!

Bene dopo la dissertazione etimologica vi lascio e vi auguro un buon lavoro

ciao a tutti

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Impermeabilizzazioni

Le impermeabilizzazioni riflettenti

La tendenza, attualmente, è il sempre maggiore risparmio energetico, ottenuto, nel settore delle coperture, con sempre maggiori spessori di isolanti classici. Il maggio spessore di isolante, però, crea grossi problemi allo strato impermeabilizzante bituminoso; come risolvere il problema del mantenimento in vita efficiente della membrana e dell’isolante?

Ci sono due soluzioni:

1) il tetto rovescio: avendo l’isolante al di sopra dello strato impermeabile non crea problemi alla membrana, ma, se non zavorrato con una giusta quantità di materiale rischia di non essere efficiente dal punto di vista termico

2) creare un tetto “freddo”: ossia abbassare la temperatura d’esercizio della guaina bituminosa in modo che il coibente lavori meglio e la membrana non subisca distaccamenti o scivolamenti.

Per ottenere un tetto freddo la cosa più semplice è posare una vernice riflettente bianca sulla sua facciata superiore; attenzione: la vernice non deve essere solo bianca, ma anche riflettente, ossia contenere al suo interno additivi che fungano da specchio una volta che si sia asciugata!

Particolare attenzione deve essere fatta alla posa: il quantitativo di vernice deve essere tale da coprire completamente la guaina bituminosa e poter, quindi, riflettere; per aiutarsi, e velocizzare le operazioni, si possono adoperare guaine con TNT colorati sulla faccia superiore che permettono sia di verniciare immediatamente dopo la posa (anzichè aspettare i giusti mesi di invecchiamento) sia di valutarne l’effetto coprente e non sbagliare, quindi, il quantitativo.

Questa “nuova” tecnologia si sta sempre più espandendo sul mercato mondiale in quanto è una vera e propria integrazione al sistema di coibentazione; soprattutto nel mercato statunitense e canadese, dove gli isolanti riflettenti pian piano riducono la quota di mercato di quelli a spessore, vediamo aumentare le richieste di tetti chiari con verniciature riflettenti.

Attenzione: le graniglie bianche o i tnt bianchi non sono la stessa cosa, ma sicuramente aiutano molto più che una guaina nera o una vernice (o graniglia) rossa o verde come solitamente troviamo sui tetti.

Nel caso si siano usate vernici riflettenti (controllate che sulla scheda tecnica l’emissività sia intorno a 0,5 o 50%) è possibile applicare i pannelli fotovoltaici sopra la guaina bituminosa, a patto che non siano in totale aderenza; tutto ciò è possibile in quanto la vernice riflettente respinge il calore emesso dal pannello fotovoltaico ed evita spiacevoli danni da distaccamento o scivolamento.

Ciao a tutti e buon lavoro.

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Coibentazioni Impermeabilizzazioni

La barriera al vapore

Vista la brutta stagione, come tutti, sto facendo una valanga di preventivi (speriamo ne vadano in porto il più possibile) e mi imbatto sempre di più in una casistica di guaine bituminose che si usano sempre meno: la barriera al vapore!

La barriera al vapore ha il compito di non far passare il vapore acqueo attraverso la struttura del tetto fermandolo e lasciandolo allo stato gassoso (se il coibente è stato ben calibrato).

Spesso mi sento dire che basta una guaina normalissima o un telo traspirante, in fondo perchè spendere tanti soldi per una guaina che ha un foglio di alluminio al suo interno?

Bene la risposta dovrebbe darla in automatico il termotecnico (oggi sempre più importante nella scelta dei materiali): per preservare il coibente nel tempo evitando che il vapore acqueo si condensi al suo interno rovinando il pannello termico.

Nonostante ciò molti termotecnici neanche sanno che esiste la barriera al vapore o com’è fatta; per questo faccio un piccolo elenco di materiali che normalmente vengono chiamati, spesso impropiamente, barriera al vapore:

Barriera al vapore: guaina bituminosa con un foglio di alluminio al suo interno accoppiato all’armatura (spesso velo vetro); potrebbe non avere l’alluminio ma comunque deve avere un “mu” (scusate ma non trovo la lettera greca sulla tastiera) di almeno 90.000; chiaramente più questo valore è alto meglio è il prodotto!

Freno vapore: tutti quei materiali bituminosi o sintetici che hanno un “mu” inferiore a 90.000;

Traspirante: esattamente il contrario della barriera al vapore; in questo caso il “mu” è bassissimo e il suo compito è proprio quello di far passare il vapore acqueo; si usa spesso nelle strutture in legno.

Dato per certo che la barriera al vapore è indispensabile quando posizioniamo un coibente nasce una diattriba sull’utilizzo del materiale con le fibre naturali: personalmente penso che non sia il caso di usare un prodotto bituminoso, semplicemente perchè è difficilmente accoppiabile con le fibre naturali, ma un prodotto similare sintetico lo metterei sicuramente proprio per evitare che le fibre, di cui è composto il coibente, si possano impregnare d’acqua nel tempo e, quindi, degradarsi non funzionando più!

Tra i materiali attualmente sostitutivi la barriera al vapore bituminosa ci sono dei teli sintetici in Polietilene, in PVC e i coibenti radianti ( o riflettenti) in quanto sono rivestiti d’alluminio.

Spero di aver fatto un po’ di chiarezza sull’argomento, nel quale ci sarebbe da discutere per un giorno intero; nel caso abbia fatto più confusione postate che cercherò di rimediare! Se avete, invece, da aggiungere fate tranquillamente! siamo quì per discutere dell’argomento!