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E’ la copertura che sceglie la guaina, non il posatore.


Leggere i preventivi di due o tre applicatori, come al solito i migliori… amici degli amici degli amici, è fantastico! Se sei fortunato ti scrivono che posano una guaina; non ti dicono quale, non ti dicono come, né se ci sono prescrizioni particolari (verticali, soglie, angoli, etc.). Quando si è meno fortunati (e non sono ironico) troviamo scritto che mettono un materiale con una particolare flessibilità a freddo. Di solito inseriscono dei -15 o -20, come se fosse il dato più importante della scheda tecnica. Beh, sappiatelo, è il meno importante! Se poi ci mettono un nome siamo alla frutta.

Perchè questo mio cambio di direzione dal momento che sono anni che predico di scrivere nome e cognome del prodotto? Beh, non è un cambio di direzione, ma un incubo per chi legge il preventivo.

Innanzitutto partiamo da un motto: E’ la copertura che sceglie la guaina, non il posatore.

Facciamo chiarezza con le guaine bituminose innanzitutto. Le norme tecniche si sprecano; sono dettagliate, sono puntuali e non è facile sbagliarsi…. a meno che non sappiamo nulla di queste e non vi siete letti i miei articoli sulla lettura della scheda tecnica.

Una guaina bituminosa è costruita per rispondere a determinate esigenze tecniche e viene detto che ha una “Destinazione d’Uso”, ossia risponde a quesiti tecnici di montaggio, durata e prestazioni che devono essere standardizzate in un prodotto.

Innanzitutto ricordiamo che una guaina bituminosa è formata da molti strati di materiali diversi che collaborano per creare un prodotto che possa impermeabilizzare una superficie:
1) compound bituminoso (bitume, polimeri, filler)
2) armatura (Poliestere, velo di vetro, alluminio)
3) finitura superiore (ardesia, tnt, laminato, film plastico)
4) finitura inferiore (talco, sabbia, film plastico, film monosiliconato)

Questi sono sempre gli stessi strati, ma con una ricetta particolare del compound o una spostamento dell’armatura verso l’alto o il basso, un’armatura più o meno performante, creano un prodotto diverso dall’altro! Per questo non si può dire che si monta una guaina, perchè ogni produttore ne crea, come minimo, una trentina tutte diverse con finalità diverse.

A questo punto andiamo a chiamare la copertura per capire quali sono le sue esigenze in termini di prestazioni. Ovviamente la copertura non ci risponderà… così dovremo avvalerci di qualcuno che la sa capire ed interpretare.

Cominciamo con il dividere due macrocategorie: monostrato e doppio strato. Sono due sistemi quasi sempre concorrenti, ossia possiamo sostituire uno con l’altro! E’ una questione di filosofia di posa e di abitudini tecniche; ma può anche essere un’esigenza imprescindibile.

Che sia il primo o il secondo avremo altre due posizioni da scegliere: senza protezione pesante e sotto protezione pesante. Sia chiaro che la seconda è qualsiasi situazione su cui viene posato un peso continuo o puntuale (anche per macchinari appoggiati su strati di separazione) sopra l’impermeabilizzazione; il massetto è il principale sistema di protezione pesante! Pertanto se dovete utilizzare una guaina bituminosa in un terrazzo con massetto dovrete usarne una per la protezione pesante.

Per i monostrati si parla anche di Monostrato a vista. La differenza con il multistrato, che ha una definizione molto più generica, sta nel fatto che in un sistema con molti strati quello a tenuta è quello più vicino alla zona da impermeabilizzare e quelli superiori sono di protezione. Quindi quando vi propongono un multistrato e vi dicono che mettono un prodotto più performate sopra sappiate che stanno sbagliando! Il doppio strato, salvo autorizzazione del produttore o specifica progettazione, dovrebbe essere sempre formato dallo stesso tipo di mescola per avere la massima compatibilità tra gli elementi.

Rimanendo sulle coperture dobbiamo citare la famosissima guaina antiradice. E’ una guaina con un additivo particolare (Preventol della Bayer) che funge da repellente per le radici che non si dovrebbero andare a infilare oltre lo strato a tenuta. Questa si usa, come è facile immaginare, nei sistemi impermeabili bituminosi nei giardini pensili; ma è consigliata ogni qual volta vi è una possibilità di attecchimento di piante sulla copertura.

Altra specifica guaina è quella sottotegola. E’ la più povera, la più bistrattata e la più economica e, come al solito, la meno progettata…. tanto che se si sbaglia materiale si fanno dei danni. La guaina da sottotegola ha una specifica funzione: impermeabilizzazione secondaria in un sistema con una copertura discontinua. E’ vero, non serve una guaina dalle grandi prestazioni di resistenza all’invecchiamento in quanto è protettissima da un’altro tipo di copertura (tegole, lamiere etc.); ma ha la necessità di avere una grande resistenza meccanica al punzonamento ed al surriscaldamento in quanto potrebbe avere sia dei pesi molto grandi (tegole in cemento) sia dei sistemi che potrebbero far aumentare notevolmente le temperature d’esercizio (lamiere non coibentate). Pertanto capirete come il produttore non può proporre qualsiasi guaina per questo specifico utilizzo, ma solo alcune particolari che sono in grado di durare nel tempo.

Come avete notato siamo passati, in un attimo, da un sistema generalistico (monostrato o multistrato) a sistemi specifici e puntuali. Continuando a rimanere sui tetti passiamo ad una guaina che spesso viene dimenticata e ritenuta inutile o semplicemente costosa, mentre è fondamentale perchè un pacchetto coibente possa funzionare: la barriera al vapore. Si tratta di una guaina che normalmente è armata o in poliestere o in velo di vetro con accoppiata una lamina sottilissima di alluminio. Questo permette alla migrazione del vapore di non passare attraverso la membrana bituminosa lasciando il coibente completamente isolato dalla partizione sottostante della costruzione. Come per le altre guaine anche la Barriera al vapore ha la sua norma e le sue caratteristiche tecniche da rispettare. Pertanto se dovete fare un tetto coibentato non potete assolutamente dimenticare questo strato che deve essere in totale adesione, altrimenti potrebbero formarsi fastidiose condense interstiziali tra la membrana e il supporto.

A questo punto cominciamo a scendere sotto il piano campagna! Essendo le membrana bituminosa un sistema impermeabilizzante, la troviamo anche in fondazione, o meglio, sotto il piano campagna. In particolare abbiamo tre specifiche tipologie di impermeabilizzanti bituminosi sotto quota campagna: muri verticali, fondazioni e umidità di risalita.
Muri verticali direi che si descrive da sola: serve a impermeabilizzare i muri verticali che verranno poi interrati! Non parliamo di fondazioni, ma di parti verticali esterne che vengono poste sotto terra. Per le fondazioni, invece, parliamo di platea di fondazione o di sistemi che stanno alla base della struttura che viene costruita. Come potete immaginare una guaina bituminosa che stia sotto una platea dovrà avere grandissima resistenza meccanica al punzonamento ed allo schiacciamento! Terza situazione è quella contro l’umidità di risalita. E’ una guaina che prevede una situazione mista tra le due viste sopra (tanto che spesso si usa lo stesso prodotto) e serve a non far risalire l’acqua piovana attraverso il muro. Attenzione: per umidità di risalita si intende solo acqua meteorica, mentre quando si usano le guaine per fondazioni o muri verticali sottoquota si vuole impermeabilizzare anche dall’acqua di falda.

Come vedete potete scegliere la marca di una guaina, non il modello! E’ vero che molte aziende fanno più di un prodotto adatto a varie situazioni, ma ricordatevi che prima di scegliere il tipo di membrana dovete chiedere alla vostra copertura cosa vuole. E se non sapete in che lingua parla la vostra copertura chiamate qualcuno che è in grado di tradurvi il suo linguaggio.


Di Arcangelo Guastafierro

Progettista di sistemi termo-impermeabili e di sistemi di manutenzione dell'involucro edilizio. Tecnico specializzato presso lo Studio Poseidon S.r.l. e presidente dell'associazione Imperbene

2 risposte su “E’ la copertura che sceglie la guaina, non il posatore.”

Ho visto Corselli Box interrati sotto Parco a prato coperti con HDPE, Garanzie delle geomembrane,schede Fabbrica 50 anni alla luce,oltre i 100 al buio.

Ho assistito alla posa e saldatura con speciali macchinari. Collaudo geoelettrico permanente. Avete Informazioni, Grazie Giuseppe Zgiuseppe

50 anni alla luce per l’HDPE mi sembrano veramente eccessivi. 100 anni al buio non come garanzia (che in Italia ricordo è di 10 anni al massimo) potrebbe essere l’aspettativa di vita!
Bisogna fare molta attenzione su questi dati: l’aspettativa di vita può essere calcolata come si vuole e se dal punto di vista chimico e meccanico l’HDPE è un ottimo materiale, dal punto di vista delle prestazioni legate alle relazioni con le strutture dove si ancora… beh, cade miseramente. l’HDPE per funzionare bene deve avere una massa importante e questa massa lo limita nei movimenti tanto che ci sono pannelli in HDPE ad alto spessore che si sono rotti per reazione alla compressione.
Nel campo impermeabilizzativo l’HDPE è sempre la scelta più economica e non la migliore.
Poi ogni azienda è libera di proporre quello che vuole a patto che il lavoro venga garantito 10 anni come da prescrizioni di legge.

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